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Lo specismo è la forma di razzismo più crudele e ignobile

Collettivo Animalista


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Cosa pensiamo

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Lo specismo è la forma di razzismo più crudele e ignobile, nonostante sia la più universalmente accettata dagli uomini.
Questo è ben spiegato dalla teoria della vicinanza: tanti, quasi tutti, sono molto più colpiti e spaventati dal fatto che il proprio vicino di casa abbia l’influenza che dai massacri in Ruanda. Perchè le probabilità che dopo tocchi a loro sono altissime. E fa più impressione a un milanese un incidente che accade a Milano di uno che avviene a Lecce e viceversa, perchè lavrebbe potuto più probabilmente essere li. (Accidenti, pensare che ci passo tutti i giorni!) E tutti sono molto più colpiti da un fatto che accade in Italia che da uno che accade in Cina.
Se in Cina cade un aereo e ci sono 200 morti troverete un trafiletto sul giornale.
Se a Milano cade un Cessna con 2 persone a bordo, questo fatto occuperà per giorni le prime pagine di tutti i giornali.
PERCHÉ É VICINO.
Se accade qualcosa a una persona di un altro colore o di un’altra religione la gente NON SI PREOCCUPA più di tanto e quindi NON SE NE PREOCCUPA PIÚ DI TANTO. ( Che sono due cose diverse che si toccano)
Il pensiero è "a me non poteva accadere, io sono fatto in un modo diverso" Figuriamoci quindi, se questo è il modo corrente di vedere le cose, se persone senza morale, cioé la maggioranza, si possono preoccupare per una mucca appesa a testa in giù a un gancio da macello, squartata mentre è ancora viva! Loro non hanno mica le corna! (forse...)
E come possono preoccuparsi del fatto che un beagle venga picchiato in uno stabulario di vivisezione, prima di essere sottoposto ad ogni tipo di tortura, inutile per giunta.
Il loro figlioletto non ha mica le orecchie lunghe, nè abbaia. Ma potrebbe avere l’influenza, e quindi questo è ben più preoccupante.

La vivisezione è inutile, oltre che dannosa e fuorviante. Un esempio riguardo alle sostanze testate: la diossina uccide i ratti, è molto nociva e provoca malformazioni a uomini e topi, ma è un toccasana per i criceti! Se fosse stata provata su di loro sarebbe stata messa in commercio come vitaminizzante. Invece viene provato tutto su tutti gli animali, e poi si estrapolano i dati preferiti per sostenere la tesi che più aggradano ai vivisettori. "..Ma viene fatta su altri, cosi diversi da noi che a noi non potra MAI capitare…E quindi non c’è da preoccuparsi…."
Il giro di pensiero é: La mia famiglia e la mia casa, il mio quartiere, la mia città, la mia nazione, le nazioni vicino alla mia (perchè non si sa mai), la mia razza, la mia specie.
Meno e' vicina una cosa che succede, meno ce ne si preoccupa. 
Le cose non vengono colte sulla base della loro gravità oggettiva, nemmeno tra gli uomini. Non vengono colte sulla base della sofferenza che provocano, ma catalogate in una gerarchia di importanza che si basa sul fatto che avvengano più o meno vicino a noi, e che a noi possano più o meno probabilmente capitare.

Una ricerca americana ha stabilito recentemente che, nel mondo "occidentale" (Stati Uniti, Europa, Australia), la percentuale di persone che si dichiarano interessate all’aspetto etico delle manifestazioni della vita sono il 18%. Il target cioè su cui si ha speranza di incidere andando a perorare le ragioni animaliste, è estremamente limitato.
E questo 18% peraltro è già solitamente convinto, più o meno tiepidamente di queste ragioni. Cercare di erodere consenso nel restante 82% che se ne frega, che si occupa solo di se e del proprio conto in banca è opera impossibile per chi come noi ha mezzi limitati e non possiede televisioni. E comunque è un’opera titanica, che prevede secoli di lavoro. Secoli nel corso dei quali gli animali non umani continueranno ad essere massacrati da individui senza scrupoli e senza morale. Questo 82% va quindi "convinto" in altro modo, perchè l’obiettivo deve essere quello di salvare il MAGGIOR NUMERO DI ANIMALI POSSIBILE. Perchè chi salva una vita salva il mondo intero.

Il problema è quindi quello di "convincere", oppure di "costringere" il maggior numero possibile delle persone che compongono l'82% a lasciare in pace gli animali non umani.
Naturalmente non stiamo proponendo attività illegali.
Ma anche restando all’interno della legalità questo é possibile in diversi modi.
Il più semplice é quello di boicottare le attività delle aziende responsabili dei massacri, ma anche dei loro fornitori.
E questo si può fare non comprando i loro prodotti (No ai cosmetici testate su animali, no a capi di abbigliamento di aziende che producono pellicce)
Ma anche protestando civilmente con e-mail, telefonate, fax.

Dobbiamo insomma "frompere le scatole", sempre all’ "interno della legalita", per far dire "Va beh, lasciamo perdere, non vale la pena di avere tutti questi problemi"

Tre o quattro attivisti, sciolti dai vincoli burocratici delle associazioni, se determinati e motivati, possono salvare un gran numero di animali.
Certo, nessuno li chiamerà mai "Signor Presidente", non avranno onori, anzi, forse diversi problemi, e nessuno li ringrazierà mai.
Non verranno loro conferite onorificenze o premi.
Solo loro sapranno quanti animali hanno salvato, ma io spero che qui o in altri luoghi, siano tante le persone che penseranno che questo è sufficiente.

Che questa è la cosa giusta .
Saranno contenti se qualcuno sarà convinto, ma impegneranno la loro energia e le loro risorse non per convincere, ma per LIBERARE .

Roberto

Ognuno di noi lotta nel modo che conosce, partendo dalle posizioni che ha.
Ma ognuno di noi è importante.
Il mondo animalista è molto, troppo, frastagliato.
Questo non ci deve abbattere, l’unità sarebbe auspicabile e produttiva, pensate ai cacciatori, che in nome dell’assassinio che loro chiamano sport, fanno modificare leggi dello stato e non ne rispettano altre. A Ponza c’erano dei nostri volontari, i bracconieri spadroneggiavano nell’isola, sotto lo sguardo compiaciuto delle forze dell’ordine! 
Ad essere tutti uniti non ce la faremo mai.
Perdiamo potenza, ma non importa.
La cosa importante è che tutti noi lottiamo, nella maniera che conosciamo, per lo stesso obiettivo.
Ma bisogna lottare, dobbiamo, dovete, fare QUALCOSA ogni giorno. Quello che potete. Ma qualcosa! 

Potete fare tutti i giorni qualcosa. Come?

ADOTTANDO UN ANIMALE UMANO DA UN CANILE O UN GATTILE.
SENZA AVERE LA TENTAZIONE DI DIRE "AH NO, UN ANIMALE O LO SI TRATTA BENE O NON LO SI PRENDE".
Questa è una scusa, la peggiore. Andate in un canile, guardate un cane e ditegli: "Senti, io lavoro, ho famiglia, ho degli hobbies. Se ti prendo e ti porto a casa ti posso garantire cibo e coccole quando ho un pò di tempo. E potrò portarti a passeggiare poco, e magari un pò di fretta. Cosa preferisci, venire con me o restare qua a morire in una gabbia?" Cosa pensate che vi risponderà il cane?

Voi migliorate una vita, questa è l’unica cosa importante.
La domanda è quella dell’etica utilitaristica: Se faccio questo, gli miglioro la vita? Altrimenti è come se vostro figlio vi chiedesse di comprargli la macchina e voi gli rispondeste "No, siccome non ti posso comprare la Ferrari, allora non ti compro neanche la Panda"
Non potremo fare tutto, ma qualcosa che MIGLIORA LA VITA DI UN ESSERE VIVENTE, si. 

RINUNCIANDO A UCCIDERE ANIMALI PER MANGIARLI,
Si può e si deve fare. Magari gradualmente, almeno limitando il consumo di cadaveri. Informandosi per capire che mangiando bistecche uccidiamo la terra. (Per produrre 5 Kg di carne ci vuole tanta acqua quanta ne consuma una famiglia degli USA in un anno. 25 chili di cereali per far crescere un agnello di un chilo!). Con tutta questa acqua e questo cibo si potrebbe dare da mangiare a tutti gli uomini del mondo.
 
COMPRANDO VESTITI NON DI PELLE, ANCHE SE VI PIACCIONO. MA ANCHE BORSE, CINTURE, PORTAFOGLI.
Guardate che non è che solo gli animali con cui si fanno le pellicce vengono massacrati ( per esempio con aghi roventi nell’ano, scariche elettriche..)
Quelli con cui si fanno giubbotti di pelle, portafogli e cinture mica si suicidano.

Queste tre cose potete farle senza perdere del tempo, contribuendo a quello che è l’obiettivo finale. Ridurre l’aurea di dolore e di sofferenza che circonda il mondo, e che si sente, si vede.
Noi viviamo nella sofferenza, parte della quale è inevitabile, ma almeno quella su cui possiamo intervenire, cerchiamo di evitarla.

Roberto 

 

"Inoltre, c'è sempre, per me, quell'aspetto sconvolgente dell'animale che non possiede niente,
tranne la propria vita che così spesso gli prendiamo.
C'è quell'immensa libertà dell'animale, chiuso sì nei limiti della sua specie, ma che vive esclusivamente la sua realtà di essere, senza tutto il falso che noi aggiungiamo alla sensazione di esistere. Per questo la sofferenza degli animali mi commuove tanto. 
Come la sofferenza dei bambini: vi sento l'orrore del tutto particolare del coinvolgere nei nostri errori,
nelle nostre follie, degli esseri che ne sono totalmente innocenti.
Quando ci arriva addosso qualche calamità possiamo sempre dire a noi stessi che abbiamo la nostra intelligenza per trarci d'impaccio e, fino a un certo punto, è vero; possiamo sempre dirci, ed è pure tristemente vero, che siamo di fatto
implicati, che tutti abbiamo, fino a un certo punto, fatto del male, o l'abbiamo lasciato fare, che è ancora peggio.
Mentre rispondere con la brutalità alla totale innocenza del bambino o dell'animale, che non capisce che cosa gli stiamo facendo, è un crimine veramente ripugnante.".

Marguerite Yourcenar, su segnalazione di Alberto Albini

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